Ipertensione: è sufficiente ridurre il sale?

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Ipertensione: è sufficiente ridurre il sale?

L’evidenza epidemiologica suggerisce che la prevalenza di malattie cardiovascolari, cerebrovascolari e renali è ridotta se la pressione è tenuta sotto controllo.
Purtroppo, però, facciamo poco per prevenire l’ipertensione, in quanto commettiamo scelte dietetiche sbagliate e non dedichiamo il tempo necessario all’esercizio fisico.

Ogni grammo di sale contiene circa 0,4 g di sodio. In condizioni normali il nostro organismo elimina giornalmente da 0,1 a 0,6 g di sodio. Questa è la quantità che va reintegrata con la dieta. Tuttavia, non è necessaria l’aggiunta di sale ai cibi, in quanto già il sodio contenuto in natura
negli alimenti è sufficiente a coprire le necessità dell’organismo. Solo in condizioni di sudorazione estrema e prolungata i fabbisogni di sodio possono aumentare. Ogni giorno l’adulto italiano ingerisce in media circa 10 g di sale (cioè 4 g di sodio), quindi molto più (quasi dieci volte) di quello fisiologicamente necessario. Le fonti di sodio nell’alimentazione sono di varia natura:
sale aggiunto nella cucina casalinga o a tavola, prodotti trasformati (artigianali e industriali) come pane, prodotti da forno (biscotti, crackers, grissini, ma anche merendine, cornetti e cereali da prima colazione), affettati, insaccati, formaggi, alimenti conservati in scatola, alcuni condimenti come il dado da brodo (anche sotto forma di granulato), il ketchup e la salsa di soia.

Sebbene alcuni studi abbiano mostrato una riduzione della pressione arteriosa con ridotte assunzioni di sodio, l’associazione tra tale minerale e le malattie cardiovascolari è complessa e può essere modificata da altri fattori dietetici come ad esempio l’assunzione di potassio (contenuto in abbondanza in frutta, verdure fresche e legumi secchi).

L’effetto antipertensivo del potassio avviene attraverso vari meccanismi che includono la regolazione della sensibilità vascolare alle catecolammine (adrenalina e noradrenalina), la promozione della natriuresi (eliminazione di sodio con le urine), la limitazione dell’attività della renina plasmatica (enzima prodotto da particolari cellule del rene che attraverso il cosiddetto sistema renina-angiotensina-aldosterone, concorre alla regolazione della pressione arteriosa).

Sodio e potassio rappresentano due facce della stessa medaglia, avendo effetti opposti sulla pressione arteriosa. La necessità di questi minerali è interdipendente: più grande è l’ingestione di sodio nella dieta, più grande sarà la necessità di potassio.

Invece che riferirci alla singola quantità di sodio è meglio parlare di equilibrio tra potassio e sodio assunti con l’alimentazione. Qual’ è dunque il giusto rapporto sodio/potassio nella dieta? Non lo conosciamo esattamente, ma idealmente dovrebbe essere inferiore a 1. Tuttavia, dai risultati di un campione di popolazione adulta italiana è emerso che gli uomini hanno un valore pari a 3 e le donne di 2.6. Ciò indica che il consumo di sale non è in linea con le raccomandazioni dell’OMS (cioè sotto ai 5 g al giorno) e che l’apporto alimentare medio di potassio è ben al di sotto dell’assunzione giornaliera raccomandata (che dovrebbe essere pari o superiore a 3.9 g al giorno) (1).

In conclusione, la sola restrizione del sodio non migliora in maniera soddisfacente il controllo della pressione arteriosa. Per ottenere un risultato ottimale è necessario che avvenga in concomitanza con l’aumento del consumo di potassio nella dieta.

1. Sodio, potassio e iodio nella dieta degli italiani. Progetto MINISAL-GIRCSI

2016-02-22T15:49:09+00:00

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